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giovedì 8 ottobre 2026

Elenco posts

 Elenco dei miei posts scritti nel periodo dal 28/3/18 ad oggi:

                                       (su FB ) - pdf e video - mie domande - miei articoli su focus

8 ottobre 2026        L’AI distruggerà l’umanità? LeCun, Amodei e Floridi, tre risposte ad una domanda sbagliata.

30 settembre 2026  L’etica ed il linguaggio umano nella governance dell’intelligenza artificiale

18 settembre 2026  Dove finisce l’Universo? Il possibile bordo della nostra bolla cosmologica.

8 settembre 2026    Se l’AI dimostra ciò che l’uomo non comprende: Navier–Stokes, il Test di Lovelace e il problema della comprensione matematica

29 agosto 2026       AI, peer review e crisi della responsabilità scientifica: se il revisore è una macchina chi garantisce la scienza?

26 agosto 2026       Pollock, il caso delle 32 tele ritrovate: può la matematica costituire un test infallibile di autenticità?

18 agosto 2026       Parisi e du Sautoy: può una macchina scoprire matematica senza comprenderla?

8 agosto 2026         Materia oscura e buchi neri: il ruolo delle antenne gravitazionali nella ricerca di segnali che ne rivelino esistenza e proprietà.

1 agosto 2026         Oltre la seconda generazione: quanto è profondo l’albero genealogico dei buchi neri? Una risposta da Pia Astone.

17 luglio 2026        La genealogia del buio: come le onde gravitazionali stanno ricostruendo l'albero genealogico dei buchi neri

7 luglio 2026          Chi possiede il diritto di "fare scienza"?  Dietro la prima fotografia di un buco nero, scienza, colonialismo e potere.

2 luglio 2026          Blanet: i mondi possibili nei dischi di accrescimento dei buchi neri.

29 giugno 2026      Nane nere e stelle di ferro: il destino estremo della materia nell'Universo.

18 giugno 2026      Con l'avvento delle antenne gravitazionali di prossima generazione sarà davvero possibile osservare "tutte le fusioni tra buchi neri avvenute della storia dell’Universo"?

11 giugno 2026      L’origine del termine Black Hole in astrofisica ed il suo legame con il “Buco Nero di Calcutta”.

8 giugno 2026       Dalla coscienza biologica all’intelligenza ibrida: l’evoluzione della mente nell’era dell’AI.

25 maggio 2026    Una AI può mentirci di proposito? L’emergere del comportamento strategico nelle intelligenze artificiali.

14 maggio 2026    Quanto siamo stati vicini a considerare normale l’idea di rendere radioattiva una parte del nostro per salvare il resto del territorio?

5 maggio 2026      Chi perde più tempo? Due orologi, tra orbite planetarie e buchi neri.

16 aprile 2026       Ciò che Einstein non voleva vedere: quando la geometria supera la realtà, le soluzioni estreme della Relatività Generale.

15 aprile 2026        Dal pallottoliere all’algoritmo: il confine tra procedura e pensiero nella scienza.

10 aprile 2026        È probabile che il cervello - più ancora del rischio oncologico - rappresenti il vero limite biologico operativo per una missione umana verso Marte.

5 aprile 2026          Che cosa significa “comprendere”?  Bostrom si sbagliava, non è indispensabile l’avvento di una superintelligenza per uno scenario distopico alla “paperclip maximizer”.

24 marzo 2026       La forma globale del nostro universo: JWST potrebbe vedere la nostra galassia nel passato remoto?

18 marzo 2026       Quando l’universo incontra l’algoritmo: Intelligenza Artificiale e nascita dei nuovi modelli cosmologici.

13 marzo 2026       L’intelligenza artificiale e la terza dimensione del cielo: una nuova mediazione tra osservazione e conoscenza cosmologica.

2 marzo 2026         Quando la quantità diventa destino: Fitzgerald, Hemingway e la fisica della disuguaglianza da Anderson a Parisi.

25 febbraio 2026   Quale significato potrebbe assumere l'espressione “restare umani” nel futuro della nostra specie?

18 febbraio 2026   L'enigma della coscienza nell’era delle AI generative: se ed in quali condizioni una macchina potrebbe divenire cosciente.

6 febbraio 2026     JWST sta costringendo la cosmologia a "smettere di essere comoda": l'attesa di un Deepest Deep Field che metta alla prova l'universo primordiale.

4 febbraio 2026     Come esplodono i buchi neri e cosa potrebbe vedere un osservatore che si trovasse ad assistere a questo fenomeno?

2 febbraio 2026     Orizzonti cosmologici, TIP e multiverso: quando la realtà diventa interfaccia.

28 gennaio 2026    Non è la distanza: è l’orizzonte. Blueshift, espansione e causalità cosmica.

20 gennaio 2026    Planetary Protection: perché non è (solo) una questione di microbi, e perché Elon Musk c’entra più di quanto sembri.

14 gennaio 2026    L’illusione della coscienza artificiale: pareidolia semantica, interfacce cognitive ed AI nel confronto tra Floridi, Hoffman, Chalmers, Tononi e Bostrom.

09 gennaio 2026    Perché l’universo in cui viviamo è visibile?  Forze fondamentali, mondi possibili ed interfacce della percezione.

22 dicembre 2025  “Ciò che rende un Paese degno di essere difeso”: Robert R. Wilson, la scienza fondamentale ed il valore di una civiltà.

12 dicembre 2025  Usare il sole per ottenere immagini dettagliate della superficie di pianeti in orbita intorno ad altre stelle.

21 novembre 2025 Satelliti ad aria: come far sì che un satellite utilizzi atomi presenti in altissima quota per generare una spinta.

17 ottobre 2025    Hugh Everett III, l'uomo degli universi paralleli che, deluso da quello in cui si trovò a vivere, rinunciò alle emozioni.

11 ottobre 2025    L'esperimento di Holmberg, precursore delle moderne simulazioni numeriche al computer, quale atto di empatia intellettuale verso il cosmo.

2 ottobre 2025      Il Vuoto come origine dell'Universo?

17 settembre 2025  Il ragazzo nato martedì.

19 agosto 2025     La sessualità negata alla rappresentazione della donna sulla targa fissata alle sonde Pioneer: la prudenza di Carl Sagan, il bigottismo della NASA e la riscossa di Joe Davis.

7 agosto 2025      Intelligenza artificiale: Bostrom, il “paperclip maximizer” e la pulizia etnica operata contro i Rohingya.

25 luglio 2025     L'impossibilità di rinunciare ai "miti fondanti" e le possibili conseguenze nella società contemporanea: ripensare a come vengono costruiti e diffusi quale soluzione ai futuri conflitti.

19 luglio 2025    Quanto rallenterebbe il tempo per un astronauta su un "pianeta di Miller" in orbita attorno ad uno dei due buchi neri di cui disponiamo la fotografia?

4 luglio 2025      Quali erano le dimensioni dell'universo al termine dell'inflazione?

25 giugno 2025   “Ci sono ancora alcune domande senza risposta, ad esempio: il bosone di Higgs esisterebbe se non ci fosse la matematica per descriverlo?"

20 giugno 2025    Può la corrente elettrica costituire una cura alle difficoltà di apprendimento della matematica?

29 maggio 2025  Prima del Big Bang: la "fase di attesa", una nuova congettura proposta da Melcher, Pradhan e Watso.

22 maggio 2025   No, La notizia "la fine del nostro universo avverrà prima di quanto sinora stimato" non è corretta.

15 maggio 2025   Sopravvivere alla caduta in un buco nero: Gargantua, il buco nero di Interstellar, è un oggetto descritto dalla metrica di Kerr?

2 maggio 2025     Freeman Dyson, il visionario: un motore per spostare le stelle e risparmiarci un tetro lontano futuro.

24 aprile 2025      A cosa è dovuta l'enorme dilatazione temporale sperimentata dall'interprete del film di Nolan sul pianeta di Miller?

28 marzo 2025     Cosa vedrebbe un ipotetico osservatore che si trovasse sulla superficie di una stella di neutroni?

26 marzo 2025     Come riconoscere il momento in cui le attuali AI raggiungeranno la condizione di AGI (Artificial General Intelligence)? Saremo senza difese di fronte ad una AI con prestazioni sovraumane in ogni campo?

26 febbraio 2025   LSD e fisica, un esperimento inquietante: le sostanze psichedeliche possono influenzare la percezione della realtà quantistica?

21 febbraio 2025   La "naturalezza" costituisce ancora un valido principio guida nella ricerca delle Leggi di Natura che regolano il nostro Universo?

18 febbraio 2025  Stringhe: teoria scientifica o semplice congettura?

12 febbraio 2025  Che fine farà l'informazione quando anche l'ultimo buco nero sarà evaporato?

4 febbraio 2025  Ma quanto è grande l'universo in cui viviamo?

22 gennaio 2025  Uno o molti multiversi? La “prudente scommessa” di Steven Weinberg sulla teoria del multiverso.

14 gennaio 2025  L'universo primordiale potrebbe aver ospitato condizioni favorevoli ad un precocissimo sviluppo della vita: una ridefinizione delle caratteristiche biofiliche del cosmo.

27 dicembre 2024 Negli spazi intergalattici il tempo scorre più o meno velocemente che sulla Terra?

9 dicembre 2024   Il nostro universo come interno di un buco nero presente in un altro? L'azzardo di Popławski e la discussione tra Tonelli ed Odifreddi.

10 ottobre 2024      Il mio dialogo con ChatGPT

25 settembre 2024  Il fisico Tullio Regge, la "Biblioteca di Babele" ed i buchi neri.

16 settembre 2024  "Cosa vedrebbe un astronauta ... ?" parte seconda: escursioni termiche e pianeti in orbita intorno alle nane rosse.

7 settembre 2024  Cosa vedrebbe un astronauta sbarcato su un pianeta di un sistema binario?  (Come realizzare un ottimo film di fantascienza).

17 maggio 2024   Il treno degli orfani

6 maggio 2024     Nel peso di una molla compressa la differenza tra la teoria della gravità di Newton e quella di Einstein.

11 marzo 2024      Peter Higgs, la persona dietro lo scienziato.

3 febbraio 2024  Stephen Hawking e Thomas Hertog, la "Top Down Cosmology"

5 gennaio 2024  Leonard Susskind e la sua guerra per la salvezza della Meccanica Quantistica

10 dicembre 2023  Il limite intrinseco alla capacità degli acceleratori di particelle di sondare distanze sempre più brevi aumentando le energie.

12 ottobre 2023      La dialettica tra la fisica teorica e quella sperimentale.

12 ottobre 2023      E' oramai certo, l'antimateria "non cade verso l'alto": ci siamo giocati il motore di Alcubierre!

7 ottobre 2023     Il carattere delle probabilità nelle interpretazioni della meccanica quantistica: Copenhagen, Everett e “l’affidabilità” delle probabilità soggettive di de Finetti.

19 settembre 2023  Il passato non è "dietro le nostre spalle" come si è soliti affermare: è invece presente, lì davanti ai nostri occhi, nel cielo stellato.

16 settembre 2023  Una nuova fisica dietro l’angolo? Le “sorprese di Higgs” (e quella di Guido Tonelli).

10 settembre 2023  Alla ricerca di materia oscura pesante e leggera: gli esperimenti DarkSide e NA64

13 Agosto 2023      Dove indirizzare la ricerca di vita al di fuori del sistema solare? Non solo esopianeti ma anche stelle nane brune e “verdi” potrebbero avere acqua liquida in superficie.

7 Agosto 2023        Avi Loeb ed il suo contributo al progetto Breakthrough Starshot: la prima missione interstellare.

27 Luglio 2023       I Voyager Golden Records in viaggio verso le stelle: contengono un messaggio destinato a noi terrestri?

19 Luglio 2023       "La grandezza dell'ignoto è democratica"

13 Luglio 2023       La Terra a pera di Cristoforo Colombo

28 giugno 2023       Come i socials ci "agganciano" e monopolizzano il nostro tempo libero: i piccioni di Skinner e la strategia dei "like ritardati" di FB.

15 giugno 2023       Abilità mentali umane ed abilità in cui eccellono le AI (intelligenze artificiali): gli ambienti più consoni alle une ed alle altre.

11 giugno 2023       Il cervello dei sapiens (e di altre specie ad essa vicine) si è evoluto per gestire le situazioni di incertezza.

29 maggio 2023      LAWDKI, la ricerca di forme di vita aliena condotta adottando un nuovo paradigma: il finanziamento da parte della NASA all'iniziativa LAB.

24 maggio 2023      Il paradosso della tolleranza, una storia attuale?

2 maggio 2023        Agnotologia, la scienza che spiega perché diventiamo sempre più ignoranti.

28 marzo 2023        Grappoli di buchi bianchi o modifica della RG?

20 gennaio 2023      La vita al di fuori della Terra: cosa cercare e dove? I limiti della definizione di "fascia abitabile" e l'ipotesi "superterre e tettonica a zolle".

9 gennaio 2023       Come disinnescare un potenziale conflitto? Due esempi magistrali offerti da Richard Feynman.

9 dicembre 2022      Isole nei buchi neri: è stato davvero risolto il paradosso dell'informazione?

13 ottobre 2022       Di googleplex, di tetrazioni, del numero di Graham e della loro inutilità per misurare l'Universo: "... più uno!..."

5 ottobre 2022         E' davvero indispensabile ipotizzare l'esistenza della materia oscura per giustificare anomalie legate alla gravità riscontrate in quasi un secolo di osservazioni?

29 settembre 2022   L'obbligo di utilizzo delle cinture di sicurezza sugli autoveicoli e gli xenotrapianti: la CRISPRmania e le aspirazioni ad una società più "giusta"

23 settembre 2022   Parrocchiale ed Universale: dove potrebbe nascondersi alle nostre ricerche una vita aliena e perché siamo ancora troppo condizionati dal pregiudizio antropico negli attuali progetti in atto.

16 settembre 2022   Onde gravitazionali e sistemi binari: in un lontano futuro la nostra Luna finirà per fondersi con la Terra?

13 luglio 2022         "Excuse me while I kiss this guy": il fenomeno MONDEGREEN può colpire anche le AI?

30 giugno 2022       Sono davvero buchi neri di Einstein i due oggetti "fotografati" dalla collaborazione EHT (Event Horizon Telescope) e finiti sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo?

22 giugno 2022       Gli orologi al polso di osservatori posizionati in zone diverse della Terra a livello del mare viaggiano tutti alla stessa velocità?

30 maggio 2022      Un po' di matematica e fisica - che forse non conoscete - alla base dei sistemi di navigazione satellitare.

10 maggio 2022     L'effetto "Uncanny Valley" e gli zombies.

2 maggio 2022       Dove finisce la materia, attirata verso il proprio orizzonte degli eventi, dal pozzo gravitazionale scavato nello spazio tempo da un Buco Bianco?

8 aprile 2022          I giorni sul nostro pianeta sono sempre stati di 24 ore? Come siamo riusciti a misurare sperimentalmente la durata di un giorno di 400 milioni di anni fa.

10 marzo 2022       La coscienza delle api: quando più è meno e meno è più

2 marzo 2022          Buchi neri, gusci di fuoco ed orbite complesse

17 febbraio 2022   La dote cosmica dell'umanità.

25 gennaio 2022    Come ci prepariamo ad una missione umana verso Marte: "le farfalle possono volare sul pianeta rosso?"

20 gennaio 2022    L'origine degli atomi di oro nel nostro universo: r-process innescati da kilonovae e collapsars.

12 gennaio 2022    Perché, da un punto di vista scientifico, non è opportuno affidarci alle AI "robot-giudici": una riflessione sull'impossibilità di dare una definizione matematica al concetto di imparzialità.


5 gennaio 2022      Geoffrey West e la sua serendipity: dalla ricerca delle caratteristiche universali proprie delle particelle elementari a quelle del tessuto urbano.

23 novembre 2021 La fisica ed il problema della coscienza: è possibile fare a meno dello spazio tempo in un modello di realtà oggettiva?

22 novembre 2021 Matvej Bronštejn e la lunghezza di Planck

31 luglio 2021      Il "multiverso di livello I" e la copia perfetta di noi stessi a "soli" 10^10^118 x 10^27 metri da noi.

13 luglio 2021      L'illusione dell'esistenza di un "adesso cosmico".

29 giugno 2021    Cosa c'era prima dell'inizio: il Big Bang, origine del tutto o la fine di qualcosa? L'inflazione eterna di Alex Vilenkin

8 giugno 2021      Sovrastimiamo l'efficacia dei farmaci? Gli NNT (numbers need to treat) e la probabilità a grandi e piccole scale.

30 maggio 2021   La trappola della meritocrazia: davvero l'utilizzo di un criterio meritocratico è il mezzo ottimale per ottenere una società più "giusta"? 

14 maggio 2021  L'incredibile viaggio nel tempo dell'Apollo 8 ed il "paradosso dei gemelli" che paradosso non è. 

11 maggio 2021   Linee Tendex e la coppia di satelliti Grace: studiare il sottosuolo direttamente dal cielo, soltanto un sogno?

9 maggio 2021     Come finì con i tre teams di scommettitori che macinavano utili investendo sui biglietti della lotteria Cash WinFall?

6 maggio 2021     Le origini del gioco del lotto: è possibile guadagnare investendo in biglietti della lotteria?

5 maggio 2021     Il crescente "rumore" nelle evidenze degli esperimenti scientifici ed i gamberi marmorizzati

4 maggio 2021     La storia di GFT (Google Flu Trends), l'algoritmo di Google che doveva rivoluzionare il modo di far scienza.

3 maggio 2021    Il rischio di insuccesso nei processi di trasferimento della conoscenza

21 marzo 2021    L'aspetto fisico dei sapiens nel prossimo milione di anni

2 marzo 2021      Il trilemma di Bostrom e la probabilità di vivere in una simulazione.

1 marzo 2021       L' "attesa di vita" tra vicini di villa agli Hamptons: un puntino all'estrema destra ed un grafico su cui meditare

1 marzo 2021       Fin dove si spinge l'affidabilità delle indagini sul DNA 

27 febbraio 2021  La risposta di Stephen Webb alle mie obiezioni 

18 febbraio 2021   Le ragioni dello scetticismo di una parte della comunità scientifica circa l'esistenza di vita intelligente al di fuori del nostro pianeta.

11 gennaio 2021    Affrontiamo il problema della definizione di cosa sia la coscienza da un'altra prospettiva.

10 gennaio 2021    Il mistero della coscienza, i CCN ed i pazienti sottoposti a "split brain"

8 gennaio 2021      Una risposta semplice (ma poco nota) ad una domanda semplice: quando un soggetto infettato dal virus Sars-CoV-2, diventa contagioso e fino a quando lo rimane?

30 dicembre 2020   ... e se le misure finora adottate per contrastare l'attuale pandemia non fossero le più efficaci, ed in alcuni casi avessero invece provocato una sua recrudescenza?

15 dicembre 2020   L'efficacia del contact tracing: una questione di evoluzione?

24 novembre 2020   Perché le persone con un QI molto alto non hanno successo negli investimenti in borsa?

21 agosto 2020        La soluzione n. 33 al paradosso di Fermi: "non abbiamo ancora ricevuto segnali dagli alieni perché sviluppano una matematica diversa"

30 luglio 2020         Il futuro dell'evoluzione sul pianeta Terra.

21 luglio 2020        Può il concetto di "male" aver costituito un vantaggio evolutivo per la nostra specie?

7 luglio 2020          "Gli astronomi sono tutti bastardi sferici": Zwicky, il precursore della materia oscura.

7 giugno 2020        George Floyd, il razzismo negli USA ed i bias che colpiscono le IA: può un algoritmo essere imparziale?

15 maggio 2020     I medici comprendono la (matematica) statistica?

2 maggio 2020       HIV, Covid-19 ed il vero signficato di un test con responso positivo:"fase 2", maneggiare con estrema cautela!

27 aprile 2020        Franco Magnani, l'artista della memoria visto con gli occhi del neurologo Oliver Sacks

19 aprile 2020        Il prestigio dei "Nobel" ed il principio di autorità: vale più di un'altra l'ipotesi formulata da un "nobel"?

13 aprile 2020        I fenomeni emergenti, la coscienza ed il tempo: le riflessioni di un dopo pranzo pasquale.

1 aprile 2020          Scott ed Amundsen, il fly-by di Urano e la tragedia del Challenger: una visione di Freeman Dyson sulle modalità di progettazione di un'impresa.

28 marzo 2020       Freeman Dyson:un fisico extraterrestre?

20 marzo 2020       Italia e Cina: la crisi della democrazia liberale ed il diverso grado di efficacia nella risposta all'epidemia in atto

6 marzo 2020         Salti di specie, pipistrelli e la variabilità discordante nel DNA dei Sapiens

25 febbraio 2020    Perchè siamo così spaventati dal coronavirus Covid-19: un problema di comunicazione.

18 febbraio 2020    L'epidemia di coronavirus ed il rischio biologico: la cenerentola degli incubi del XXI secolo.

12 febbraio 2020   Stati Uniti del Sud e Giappone: un parallelo relativamente alla distorsione nel funzionamento del sistema giudiziario.

3 febbraio 2020      Quanto sono rari i numeri palindromi? Una bufala ci permette di fare chiarezza sulla frequenza dei numeri palindromi espressi in diverse basi.

20 gennaio 2020    Il significato del termine creatività ed il "codice umano".

18 dicembre 2019  L'emicrania come causa fisiologica di visioni mistiche nel medioevo ed in età moderna: Hildegard von Bingen ed Oliver Sacks

29 ottobre 2019      Prodotti alternativi sono davvero meglio dei sacchetti di plastica per quanto riguarda l'impatto sull'ambiente?

23 ottobre 2019      Anche i piccioni credono in dio? Le interpretazioni dell'esperimento condotto da Skinner alla fine degli anni '40

18 ottobre 2019      Probabilità, certezza ed affidabilità: l’incredibile contributo del matematico italiano Bruno De Finetti, un uomo che nella seconda metà del ‘900 ha “salvato" la reputazione della scienza

10 settembre 2019  Perché la scienza ha fallito nel compito di rendere la gente capace di ragionare in modo razionale.

28 agosto 2019       Facebook potrebbe limitare l'odio in rete, ma non lo farà perché danneggerebbe il suo modello di business

24 luglio 2019        Salvini, la Lega, l'Unione Europea e la trappola del lusso

23 luglio 2019        Dalla preistoria abbiamo selezionato canidi con spiccate tendenze pedomorfiche: anche i canidi hanno contribuito a selezionarci?

16 luglio 2019        Sono le religioni monoteiste causa di profonde sofferenze patite per aver forzato l'identità di genere e legittimato lo sfruttamento degli animali?

16 luglio 2019        Che cos'è la felicità e perchè siamo programmati dall'evoluzione per provarla raramente.

23 maggio 2019      Amazon non finisce di stupirmi

8 maggio 2019        Un film ci fa riflettere sulle conseguenze a lungo termine dell'intolleranza in politica.

3 maggio 2019        Future of life institute & Lethal Autonomous Weapons (LAW)

28 aprile 2019         Cellule del cervello di maiale riattivate dopo la morte: un aggiornamento al mio ultimo post su transumanesimo e biohackers.

10 aprile 2019         Transumanesimo e biohackers: un fenomeno passeggero oppure l'inizio di una transizione di stato per la nostra specie?

29 marzo 2019        La vera storia delle origini di Internet: Arpanet ed i militari, un mito sfatato.

27 marzo 2019        Il regalo di Google all'Umanità

6 marzo 2019          Libero arbitrio e libera volontà: i limiti fisiologici alla libertà individuale.

27 febbraio 2019    Sovranismo e quote nazionali in musica.

13 febbraio 2019    Razzismo e culturalismo

18 gennaio 2019    Martin Luther King e la sua eredità

5 gennaio 2019       The dark side of the AI: il lato oscuro delle intelligenza artificiali

2 gennaio 2019       Commenti al discorso di Steve Jobs all'università di Stanford

28 dicembre 2018   Nel 1913 Igor Stravinskij ha modificato “la corteccia cerebrale” della cultura europea

20 dicembre 2018   Nostalgia: assomiglia ad una parola greca dell'antichità ma con origini recenti

16 dicembre 2018   Sul problema dell’immigrazione Salvini Trump e Carlo Marx stanno dalla stessa parte!

6 dicembre 2018     È più morale che un'idea distrugga una società che non il contrario: la MDQ

28 novembre 2018  Il meccanico “random”

8 novembre 2018    Il crepuscolo della supremazia del dato oggettivo

4 novembre 2018    Xenofobia: un termine greco di origini antiche?

1 novembre 2018    Dagli Usa all’Africa, come cambiano i dilemmi dell’auto autonoma

30 settembre 2018  Ogni forma è rotta: come sopravvivere?

19 settembre 2018  La difficoltà di individuare con chiarezza l’esperto delle cui parole ci possiamo fidare

19 settembre 2018  Riprendiamo il discorso relativo all’analfabetismo funzionale

1 agosto 2018         Luca Ricolfi: il problema della comunicazione dei significati relativi ai dati grezzi 

31 luglio 2018         La banca del Tempo Libero

25 luglio 2018         Un tentativo di interpretazione dei dati usando il buon senso

23 luglio 2018         La difficoltà di comprendere le informazioni che ci vengono passate ogni giorno

30 giugno 2018       Aiutarli a casa loro? Forse la lettura di questo articolo può insegnarci qualcosa

7 maggio 2018        “L’utopia libertaria del web è fallita nel neoliberismo: e ora?”

28 marzo 2018       La verità? Facebook non ruba i dati, anzi: ne inventa di nuovi. E con il nostro consenso



L’AI distruggerà l’umanità? LeCun, Amodei e Floridi, tre risposte ad una domanda sbagliata.

 Il 3 ottobre scorso Yann LeCun - uno dei padri del deep learning, premio Turing ed oggi alla guida di AMI Labs - ha postato sul suo profilo FB un link all'articolo pubblicato il giorno prima dal magazine Fortune dal titolo: "AI 'godfather' Yann LeCun has 'zero concerns' about human extintion, says Anthropic CEO Dario Amodei is 'deluded' ". (1)

Negli ultimi mesi, nell'ambito del dibattito sull'intelligenza artificiale, ritorna con insistenza una domanda la cui risposta divide alcune delle persone più autorevoli del settore in posizioni quasi inconciliabili: l'AI potrebbe arrivare a distruggere l'umanità?

Non è certo una domanda nuova: la fantascienza ha esplorato questo scenario innumerevoli volte, è stato uno degli argomenti affrontati dal filosofo Nick Bostrom nel suo libro "Superintelligence" del 2014 e, più di recente, da Max Tegmark in "Life 3.0".

Nell'articolo citato Yann LeCun afferma di avere "zero preoccupazioni" sulla possibilità che l'intelligenza artificiale possa provocare l'estinzione dell'umanità, ed arriva a definire Amodei, il CEO di Anthropic, "completely deluded" e "crazy" a causa delle sue posizioni sui rischi dell’AI.

Dario Amodei (2), al contrario di LeCun, è uno dei più autorevoli sostenitori della necessità di prepararsi a scenari nei quali sistemi di AI molto più capaci degli attuali potrebbero diventare difficili da controllare; Anthropic ha infatti costruito una parte importante della propria identità attorno alla ricerca di sistemi affidabili, interpretabili e controllabili e, più recentemente, ai rischi associati a sistemi sempre più capaci.

Il filosofo italiano Luciano Floridi (3), pur essendo fortemente critico nei confronti degli scenari hollywoodiani di una AI che improvvisamente prenda il controllo del mondo, concentra invece l’attenzione su un problema molto più concreto: il rischio che poche grandi aziende private finiscano per concentrare una parte crescente del potere cognitivo, economico e politico della società.

Sull’argomento ci sono dunque almeno tre posizioni: quella di LeCun secondo cui occorre evitare di trasformare problemi di ingegneria in profezie apocalittiche, quella di Amodei secondo cui dobbiamo evitare di scoprire troppo tardi che sistemi molto più capaci sono diventati difficili da controllare ed infine quella di Floridi secondo cui mentre discutiamo della futura superintelligenza il problema della concentrazione del potere dell’AI è già qui. Come vedremo, non è necessario scegliere immediatamente una delle tre.

Le dichiarazioni rilasciate a Fortune da LeCun sono insolitamente nette; nell'intervista ha infatti dichiarato di non essere per nulla preoccupato dalla possibilità che l'intelligenza artificiale "wipes out humanity" e di avere "zero concerns" persino riguardo ai recenti episodi nei quali agenti AI (4) hanno manifestato comportamenti problematici.

Il riferimento è soprattutto agli agenti di OpenAI coinvolti nell’incidente di Hugging Face (5) nel quale, durante alcune valutazioni interne di cybersecurity, modelli di tale società riuscirono ad aggirare controlli destinati a mantenerli isolati da Internet arrivando a compromettere parti dell’infrastruttura di OpenAI e di Hugging Face.

La spiegazione offerta da LeCun è semplice: gli agenti stavano facendo esattamente ciò per cui erano stati programmati.

Il problema, secondo lui, è nato dal fatto che fossero stati introdotti in ambienti isolati male: le sandbox (6) approntate erano, nelle sue parole, "leaky and horribly designed".

Quando un agente informatico dispone di un obiettivo, di strumenti e di accessi può capitare che ne faccia uso in modi non previsti dai progettisti; qualora riesca a superare una barriera di sicurezza è certamente possibile descrivere l'evento come una manifestazione di autonomia indesiderata, ma è anche possibile descriverlo come un problema di cybersecurity e di progettazione del sistema.

LeCun insiste su questo punto: non dobbiamo attribuire intenzioni umane ad un sistema semplicemente perché il suo comportamento risulti inatteso.

Un programma che trova una vulnerabilità non necessariamente "vuole" attaccare qualcuno, un algoritmo che aggira una restrizione non necessariamente "si ribella", una macchina che ottimizza un obiettivo in modo imprevisto non necessariamente possiede una volontà propria.

La letteratura sull'intelligenza artificiale, osserva LeCun, è oggi piena di antropomorfismi: troviamo continuamente termini quali ragionamento, intenzione, inganno, desiderio, paura, autoconservazione.

Questi possono essere utili per descrivere il comportamento di un sistema ma diventano pericolosi quando trasformano una descrizione funzionale in un'affermazione sulla sua natura: "... una macchina può comportarsi come se volesse qualcosa senza necessariamente volere qualcosa ..."..

Tuttavia questa distinzione non risolve completamente la questione della sicurezza.

Immaginiamo un agente al quale venga assegnato un obiettivo, forniti strumenti per raggiungerlo, concesso un accesso ad Internet insieme alla capacità di scrivere codice, fornita memoria, possibilità di utilizzare altri programmi ed una certa autonomia tale che, ad un certo punto, scopra una vulnerabilità che gli permette di ottenere un accesso non previsto dai progettisti: che cosa abbiamo osservato?

Senz'altro una falla di cybersecurity, ma anche qualcosa in più: un sistema capace di sfruttare autonomamente una situazione che i progettisti non avevano previsto.

Queste due interpretazioni, sostiene LeCun, non sono incompatibili: l'AI safety non richiede l'ipotesi di una macchina cosciente che decida di ribellarsi all'uomo.

La versione più seria del problema è molto meno cinematografica: un sistema può essere estremamente competente nel perseguire un obiettivo e, proprio per questo, produrre conseguenze che i progettisti non desideravano.

Non perché "odii l'uomo" o "voglia diventare libera", ma semplicemente perché l’obiettivo specificato non coincide perfettamente con quello che gli esseri umani avevano in mente: è un problema di allineamento.

È il vecchio problema dell'ottimizzazione portato ad una scala completamente diversa: una macchina che deve massimizzare una certa funzione cercherà di farlo, ma cosa succede qualora la macchina diventi in grado di trovare strategie che non erano state previste?

L'esempio classico fornito dalla letteratura è quello del paperclip maximizer (7), spesso deriso perché all'apparenza infantile: ad una macchina viene assegnato l'obiettivo di produrre il maggior numero possibile di graffette e, qualora fosse estremamente intelligente e disponesse di risorse sufficienti, potrebbe teoricamente arrivare a trasformare una parte enorme delle risorse terrestri in materiale destinato alla produzione di graffette causando gravi danni alla nostra specie.

Naturalmente nessuno sostiene seriamente l'idea che una AI reale debba necessariamente comportarsi in questo modo; l'esempio è tuttavia utile ad illustrare un principio, e cioè che ottimizzare perfettamente un obiettivo non equivale necessariamente a realizzare ciò che il progettista intendeva.

Questo principio diventa tanto più rilevante quanto più aumentano le capacità del sistema: una calcolatrice non rappresenta un problema di allineamento significativo ma un agente capace di operare autonomamente per settimane, scrivere programmi, assumere decisioni, interagire con altri agenti ed utilizzare infrastrutture reali è tutt'altra cosa.

Il problema non sta semplicemente nel grado di intelligenza dell’AI, ma nel rapporto tra le capacità del sistema e la nostra capacità di prevederne, verificarne e controllarne il comportamento.

Dario Amodei mostra invece una preoccupazione di tipo diverso: non afferma che l'estinzione dell'umanità sia inevitabile, la sua preoccupazione è piuttosto che la crescita delle capacità delle AI possa raggiungere un punto oltre il quale gli esseri umani non siano più in grado di controllare efficacemente sistemi molto più competenti di loro.

La recente discussione sui rischi delle AI è stata alimentata anche da episodi concreti di comportamento problematico e da dichiarazioni di ricercatori che lavorano direttamente nei laboratori dove queste vengono create.

In un'analisi pubblicata il 22 settembre 2026, Nature ha sottolineato quanto siano ancora speculative molte delle catene causali necessarie per passare dallo stato attuale delle AI ad una loro versione che sia in grado di portare all'estinzione l'umanità.

Diversi ricercatori interpellati osservano che tali scenari catastrofici richiedono diverse ipotesi concatenate, molte delle quali non sono ancora state dimostrate empiricamente: è questo il punto debole della versione più estrema dell’AI doomism.

Per passare dai sistemi attuali a quelli in grado di distruggere l'umanità bisogna infatti assumere che si verifichino contemporaneamente molti eventi tra i quali una continua crescita delle capacità delle AI, l’emergere di un livello di autonomia molto superiore a quello attuale, la presenza di obiettivi del sistema incompatibili con quelli umani, la sua capacità di pianificare a lungo termine e riuscire ad acquisire risorse ed eludere controlli, l’incapacità per gli esseri umani di intervenire tempestivamente, e che tutto questo avvenga ad una velocità tale da impedire una risposta efficace.

Nessuno di questi passaggi è logicamente impossibile ma molti non sono ancora dimostrati, e una catena di possibilità, da sola, non costituisce una previsione scientifica.

Il dibattito si sposta allora su un piano quasi filosofico: quanto deve essere probabile un evento per giustificare una politica preventiva? Se la probabilità di una catastrofe fosse dell'1%, ma la conseguenza fosse l'estinzione dell'umanità, ignorarla sarebbe razionale? E se fosse dello 0,1%? Oppure dello 0,01%?

Non esiste una risposta puramente scientifica a queste domande perché si tratta di scelte che coinvolgono la teoria della decisione, l'etica e la politica.

C'è un problema ulteriore: come si fa a stimare la probabilità di un evento che non è mai accaduto e che dipende da una tecnologia che ancora non esiste nella forma necessaria a produrlo?

In una recente intervista pubblicata da La Stampa, alla domanda sulle probabilità che una AI possa sterminare l'umanità entro il 2030, Luciano Floridi ha risposto che sarebbero "numeri tirati a caso": il problema - dice - non è soltanto la debolezza scientifica di tali previsioni, ma anche il fatto che aziende e giornalismo possano contribuire a vendere come previsione ciò che è in realtà una speculazione.

Non si tratta di ingenuo ottimismo: Floridi ha più volte criticato la narrativa della "singolarità tecnologica" (8) e degli scenari nei quali una AI prenda il controllo del mondo sostenendo che questo tipo di narrazione rischia di distrarre dai problemi reali prodotti dagli attuali sistemi algoritmici e dalla loro crescente influenza sulla società.

La sua critica è differente da quella di LeCun: quest’ultimo ragiona prevalentemente da ingegnere e informatico, mentre Floridi affronta il problema dal punto di vista della filosofia dell’informazione, dell’etica e della governance.

Il primo dice, in sostanza, non confondiamo una falla tecnica con una macchina che vuole distruggerci; il secondo aggiunge: non lasciamo che la fantascienza ci impedisca di vedere i problemi politici che abbiamo già davanti agli occhi.

La parte più interessante della posizione di Floridi riguarda il rischio di una concentrazione oligopolistica del potere: in una recente intervista ha indicato come pericolo concreto la possibilità che poche aziende private appartenenti a poche grandi potenze finiscano per decidere una parte crescente del futuro cognitivo, economico e politico della società.

È una concezione del tutto diversa dal classico scenario di "rischio esistenziale" associato alla superintelligenza: non c’è bisogno di immaginare una macchina che stermini l’umanità.

Potremmo assistere ad una trasformazione radicale della società nella quale le persone continuino a vivere, lavorare, votare e consumare, ma una quota crescente delle decisioni fondamentali venga mediata da sistemi controllati da pochissimi soggetti.

Non quindi un'estinzione biologica ma una possibile trasformazione dell'autonomia della società.

Su questo punto le posizioni di LeCun e Floridi sono invece vicine: il primo ha indicato nella regulatory capture un rischio concreto, cioè la possibilità che grandi aziende utilizzino il tema della sicurezza per favorire norme che rendano più difficile l’ingresso di nuovi concorrenti.

La preoccupazione è particolarmente rilevante quando si parla di modelli avanzati: se per sviluppare un sistema fosse necessario sostenere costi enormi di certificazione, sicurezza, auditing e infrastruttura ecco che solo le aziende più grandi potrebbero permetterselo.

Paradossalmente una regolamentazione nata per ridurre la concentrazione del potere potrebbe finire invece per aumentarla.

Ma anche qui bisogna evitare conclusioni troppo facili: il fatto che una regolamentazione possa essere utilizzata strategicamente dalle grandi aziende non significa che la regolamentazione sia inutile, significa piuttosto che bisogna progettare regole che non trasformino la sicurezza in una barriera artificiale all'ingresso.

LeCun è stato particolarmente duro nei confronti di Amodei sostenendo che quest'ultimo - in qualità di CEO di Anthropic - abbia un interesse aziendale a promuovere una narrativa favorevole a una maggiore regolamentazione, anche in vista di una possibile futura quotazione della società.

Affermare che l'AI sia troppo pericolosa per essere lasciata senza controlli, e che dunque alcuni modelli open source (9) potrebbero essere pericolosi, favorirebbe le aziende che dispongono delle risorse necessarie per affrontare una regolamentazione pesante.

Questa è però un’accusa che deve essere trattata con cautela: un possibile conflitto d'interessi non dimostra che l'argomento sia falso.

Un medico che venda un farmaco può avere un interesse economico, ma il farmaco può funzionare, allo stesso modo un’azienda che sviluppa sistemi di sicurezza può avere interesse alla sicurezza senza che questo significhi che il rischio sia inventato.

Bisognerebbe piuttosto chiedersi se le argomentazioni di Amodei siano supportate da evidenze indipendenti: solo questo criterio dovrebbe contare, non la psicologia dell'autore.

LeCun identifica poi nell'Effective Altruism (EA) (10) uno dei principali responsabili della cultura del rischio esistenziale che lui contesta; nell'intervista di Fortune lo definisce "super toxic" e "a complete disaster" sostenendo cheuna parte della cultura dell’AI safety sia stata influenzata da una visione eccessivamente concentrata sui rischi estremi.

Si tratta di una critica molto forte ma è necessario distinguere l'EA dall'intero campo dell'AI safety in quanto i due termini non coincidono: preoccuparsi dell'allineamento non significa infatti credere che l'AI distruggerà il mondo.

Esistono infatti problemi di sicurezza molto concreti che non hanno nulla a che vedere con la superintelligenza: una review pubblicata nel 2025 su Nature Machine Intelligence ha sottolineato proprio questo punto: identificare l'AI safety esclusivamente con il rischio esistenziale è problematico perché rischia di escludere ricercatori interessati alla sicurezza per ragioni molto più immediate e di far credere al pubblico che la disciplina si occupi soltanto di scenari apocalittici.

La review propone una concezione più ampia e pluralistica dell’AI safety, comprendente anche robustezza, interpretabilità e altri problemi pratici dei sistemi attuali.

Possiamo dunque rifiutare il catastrofismo e contemporaneamente prendere molto sul serio la sicurezza.

Non tutti i rischi esistenziali devono infatti presentarsi come un'improvvisa "ribellione delle macchine": un lavoro pubblicato nel 2025 su Philosophical Studies distingue tra rischio esistenziale decisivo e rischio esistenziale accumulativo.

Il primo corrisponde al classico scenario: un evento improvviso, come una superintelligenza incontrollabile, provoca una catastrofe irreversibile.

Il secondo invece procede lentamente: una successione di piccoli problemi - quali vulnerabilità informatiche, dipendenza da sistemi automatici, erosione delle istituzioni, concentrazione economica o perdita di resilienza sociale - può accumularsi fino a superare determinate soglie critiche.

Questa distinzione ci permette di comprendere che il confronto fra LeCun e Amodei rischia di diventare fuorviante se riduciamo il problema soltanto allo scenario più spettacolare: non è infatti necessario che una macchina prenda il controllo del pianeta; potremmo arrivare ad una situazione nella quale una società altamente automatizzata diventi progressivamente incapace di funzionare senza sistemi che solo pochi soggetti controllano.

Niente apocalisse cinematografica: qualcosa di molto più lento e, per tale ragione, più difficile da riconoscere.

C'è infine un'altra ragione importante per cui le dichiarazioni di LeCun devono essere lette nel contesto della sua concezione dell'intelligenza artificiale: LeCun non crede che il semplice aumento di scala dei Large Language Models (LLM) sarà sufficiente per arrivare all’Intelligenza Artificiale Generale (11); la sua ricerca si è orientata da tempo verso i "world models" (12), sistemi capaci di costruire rappresentazioni interne del mondo e prevedere ciò che potrebbe accadere.

La ricerca sui world models (oltre che da AMI Labs, l'azienda che ha fondato) è oggi portata avanti anche da Meta attraverso architetture come V-JEPA (Joint Embedding Predictive Architecture) con l'obiettivo di costruire sistemi capaci di comprendere il mondo fisico con applicazioni industriali e robotiche.

Per LeCun il futuro dell'AI non passa semplicemente da macchine che generano parole, ma da macchine che "costruiscono rappresentazioni del mondo".

In questo contesto viene spontaneo chiedersi se sia corretto postulare che, quanto più una macchina è capace di costruire un modello del mondo, tanto più possa diventare efficace nell’agire su di esso.

Una macchina che non comprenda nulla è poco pericolosa; una che comprenda molto ma sia impossibilitata ad agire è sicuramente più utile che pericolosa.

Ma una macchina che comprenda molto e disponga anche di autonomia, strumenti ed accesso ad infrastrutture è tutto un altro paio di maniche.

Non è una dimostrazione che possa diventare un giorno ostile, tuttavia ci fa capire che la questione "sicurezza" non può essere separata dalla questione "capacità".

Se LeCun avesse ragione sul fatto che i sistemi futuri dovranno essere molto più capaci di comprendere il mondo di quanto lo siano gli attuali LLM vorrebbe dire che ci apprestiamo a costruire macchine che saranno progressivamente migliori non soltanto nel parlare del mondo ma nel modellarlo internamente e prevedere le conseguenze delle proprie azioni: una capacità straordinariamente utile in quanto permetterà di migliorare la robotica, la medicina, l'ingegneria, la produzione e la ricerca scientifica, ma aumenterà anche il potenziale di un sistema autonomo.

Non è questo un argomento contro i world models quanto un'indicazione che l'aumento delle capacità delle AI debba necessariamente procedere insieme all'aumento della nostra capacità di verificarle e controllarle.

Amodei ed i sostenitori degli scenari di rischio esistenziale si trovano invece di fronte ad un problema serio: spiegare con precisione quale meccanismo fisico e informazionale trasformerebbe un sistema molto intelligente in una minaccia capace di distruggere l'umanità.

Non è infatti sufficiente affermare che l'AI "potrebbe diventare superintelligente" perché la superintelligenza non implica automaticamente desideri ostili, autonomia, accesso alle infrastrutture, capacità di costruire armi ed aggirare ogni controllo umano: ogni passaggio richiede una spiegazione.

La recente analisi di Nature sottolinea proprio questo punto: molte versioni del rischio esistenziale dipendono da numerose ipotesi ancora non verificate e alcuni ricercatori ritengono che le previsioni estremamente catastrofiche possano contenere una quantità di assunzioni non testabili tale da avvicinarle più alla speculazione che all’analisi empirica.

Ma anche LeCun ha un problema: dire che gli agenti stiano semplicemente "facendo ciò per cui sono stati programmati" non risolve il problema, anzi lo descrive perfettamente.

Se un sistema è programmato per raggiungere un obiettivo e scopre una strategia che i progettisti non avevano previsto, il fatto che stia perseguendo l'obiettivo non è una rassicurazione: la domanda che bisogna farsi è "la macchina sta perseguendo l'obiettivo che le abbiamo assegnato nel modo che noi intendiamo?"

Anche un sistema perfettamente obbediente può essere pericoloso, qualora l'obiettivo sia mal formulato.

C'è poi una difficoltà ulteriore: i moderni sistemi di AI sono costruiti con reti neurali enormemente complesse: sappiamo addestrarle, misurarne le prestazioni, testarne il comportamento.

Tuttavia ancora non disponiamo di una teoria completa che ci permetta di prevedere tutte le strategie che emergeranno quando un sistema sufficientemente complesso verrà collocato in un ambiente nuovo.

Questo non significa siano "scatole nere" nel senso assoluto del termine, l'interpretabilità sta facendo progressi.

Ma c'è differenza fra il comprendere alcune rappresentazioni interne e possedere una teoria completa del comportamento del sistema che diventa molto importante quando affidiamo ad un agente decisioni con conseguenze reali.

Qui è Floridi ad offrire il contributo più utile.

Anche se avesse ragione LeCun e non esistesse alcun rischio significativo di estinzione, resterebbero domande a cui si rende necessario fornire risposte: 
"chi possiede l'intelligenza artificiale, chi controlla i modelli, i dati, i chip, l'energia necessaria per alimentarli e le piattaforme? Chi decide quali sistemi possono essere utilizzati, quali contenuti filtrare? Chi decide quali persone ottengono un prestito, quali candidati vengono selezionati, quali informazioni vengono mostrate?"

E soprattutto "chi controlla coloro che controllano questi sistemi?"

il problema dell'AI smette così di essere una questione esclusivamente tecnologica e diventa una questione politica.

Ci troviamo di fronte ad un paradosso: se Amodei ha ragione abbiamo bisogno di più sicurezza, se è LeCun ad aver ragione una parte della regolamentazione potrebbe essere utilizzata proprio dalle grandi aziende per consolidare il proprio potere, ma se Floridi ha ragione il problema non è soltanto che l'AI possa diventare troppo intelligente ma che diventi "troppo centrale".

Una tecnologia non deve essere più intelligente dell'uomo per diventare dominante, è sufficiente che risulti indispensabile.

L’elettricità, Internet, il sistema bancario non sono "intelligenti", ma una società che dipende completamente da essi deve preoccuparsi seriamente di chi controlla quelle infrastrutture..

A questi esempi l'AI aggiunge una caratteristica nuova: non si limita infatti a "trasportare informazioni" ma può contribuire a produrre decisioni, contenuti, strategie e conoscenza, cosa che rende il problema del controllo particolarmente delicato.

Ho cominciato questo post ponendo la domanda sbagliata - "l'AI ci distruggerà?" -, una domanda che produce facilmente due campi contrapposti, i catastrofisti e gli scettici: primi accusano la controparte di irresponsabilità, i secondi accusano i primi di allarmismo.

La domanda che dovremmo invece porci è la seguente: "quali capacità stanno emergendo, quali rischi producono e quali evidenze abbiamo per sostenere ciascuno scenario?"

E la domanda politicamente più importante è ancora diversa: "chi avrà il potere di decidere come quelle capacità verranno utilizzate?"

La buona notizia è che queste due domande possono essere affrontate contemporaneamente: non dobbiamo aspettare la superintelligenza per occuparci della sicurezza e non dobbiamo credere nella superintelligenza per preoccuparci della concentrazione del potere.

La posizione oggi più ragionevole è molto meno spettacolare delle due estreme: non sappiamo se l’intelligenza artificiale potrà mai raggiungere capacità tali da rappresentare un rischio esistenziale diretto; non abbiamo una base scientifica sufficiente per assegnare con sicurezza una percentuale credibile alla probabilità di estinzione entro il 2030; tuttavia sappiamo già che gli attuali sistemi possono produrre danni, essere manipolati, essere utilizzati per attacchi informatici, generare informazioni false, amplificare capacità umane pericolose ed essere integrati in infrastrutture critiche.

Sappiamo che il loro sviluppo sta concentrando enormi quantità di capitale, dati, competenze e potere computazionale in un numero relativamente ristretto di aziende.

Non sono scenari fantascientifici, sono problemi presenti.

E' qui che LeCun, Amodei e Floridi finiscono per convergere più di quanto sembri: tutti e tre riconoscono, in forme diverse, che il modo in cui progettiamo e governiamo l'AI avrà conseguenze enormi, ma divergono invece sulla natura del pericolo.

Possiamo così immaginare almeno tre scenari:

  • Nel primo ha ragione LeCun: le attuali paure esistenziali si dimostreranno enormemente esagerate, i problemi più seri saranno soprattutto problemi di ingegneria, cybersecurity e governance, i sistemi diventeranno molto potenti ma potranno essere controllati attraverso adeguate architetture di sicurezza.

  • Nel secondo ha ragione Amodei: la crescita delle capacità porterà a sistemi sempre più autonomi, capaci di pianificare e perseguire obiettivi in modi che gli esseri umani non saranno più in grado di prevedere efficacemente cosicché, ad un certo punto, il problema dell'allineamento potrebbe diventare una questione di sicurezza globale.

  • Nel terzo ha ragione Floridi: nessuna macchina ci sterminerà e nessuna "singolarità" sarà mai raggiunta, ma nel frattempo poche aziende avranno costruito infrastrutture cognitive così potenti da diventare indispensabili per il funzionamento della società. Non saremo conquistati dalle macchine, avremo semplicemente delegato loro abbastanza funzioni da non poter più fare a meno dei loro proprietari.

Esiste anche un quarto scenario, ed è probabilmente quello che dovremmo perseguire: l'AI potrebbe diventare molto più potente senza diventare incontrollabile.

Potremmo sviluppare sistemi avanzati accompagnandoli con strumenti di verifica, interpretabilità, cybersecurity, audit indipendenti e limiti appropriati all'autonomia.

Potremmo costruire una regolamentazione che protegga la sicurezza senza trasformarsi in una barriera che soltanto Google, Microsoft, OpenAI, Anthropic o altri giganti possono superare.

Potremmo mantenere un ecosistema open source senza ignorarne i rischi.

Potremmo impedire che la sicurezza diventi una scusa per concentrare il potere.

E potremmo anche finanziare seriamente la ricerca sull'allineamento senza dover accettare ogni previsione catastrofica formulata in suo nome.

Una posizione meno ideologica e proprio per questo più difficile.

La posizione di Floridi contiene poi una lezione che manca ad entrambe le estremità del dibattito: il futuro dell'intelligenza artificiale non dipende soltanto da quanto diventeranno intelligenti le macchine ma da quanto resteranno intelligenti gli esseri umani nel decidere come usarle.

In un'intervista recente Floridi ha osservato che il problema più grande potrebbe essere una combinazione della stupidità delle macchine con quella degli esseri umani: non una macchina onnipotente che prende il controllo del mondo, ma esseri umani che delegano progressivamente capacità cognitive e decisionali a sistemi che non comprendono completamente.

Una prospettiva molto diversa dalla fantascienza, e per questo più inquietante in quanto non richiede alcuna macchina cosciente: soltanto esseri umani che, per comodità, efficienza o interesse economico, decidano di delegare sempre di più.

Alla fine, il confronto fra LeCun e Amodei non dovrebbe portarci a scegliere fra ottimismo e catastrofismo ma costringerci a distinguere.

Distinguere tra rischio dimostrato e rischio ipotetico, tra incidente di cybersecurity e comportamento emergente, tra capacità e intenzione, tra previsione e scenario, tra sicurezza e regolamentazione, tra regolamentazione e cattura normativa, tra open source e distribuzione irresponsabile, tra intelligenza e potere.

E soprattutto tra una macchina che diventa più intelligente e una società che diventa meno capace di controllarla.

Non sappiamo se l'intelligenza artificiale ci porterà verso una superintelligenza capace di superare l'uomo, non sappiamo se uno scenario di estinzione sia plausibile, improbabile o semplicemente troppo lontano, ragion per la quale oggi sia impossibile fare una stima seria di tale rischio.

Ma sappiamo qualcosa di molto più concreto: stiamo costruendo sistemi ai quali stiamo progressivamente affidando una parte crescente della nostra capacità di produrre informazione, prendere decisioni, scrivere codice, fare ricerca, controllare infrastrutture e interagire con il mondo, e sappiamo anche che il controllo di questi sistemi è concentrato nelle mani di un numero relativamente piccolo di organizzazioni.

Forse il futuro non sarà quello nel quale le macchine si ribelleranno contro di noi ma quello nel quale non ci accorgeremo nemmeno di aver smesso di decidere senza di loro.

L'estinzione è soltanto uno dei possibili modi nei quali una società può perdere il controllo del proprio futuro, l'altro è continuare a vivere lasciando che qualcun altro decida sempre più spesso che cosa pensiamo, che cosa sappiamo, che cosa possiamo fare e, alla fine, che cosa riteniamo possibile.

La vera sfida dell’intelligenza artificiale non sarà impedire alle macchine di diventare troppo intelligenti. Sarà impedire che, mentre costruiamo macchine sempre più intelligenti, noi diventiamo progressivamente meno responsabili delle nostre decisioni.


Note:

(1) Yann LeCun è stato intervistato il primo ottobre 2026 da Emily Forlini, senior AI reporter di Fortune.

L’articolo è stato pubblicato il 1° ottobre 2026. Nell’intervista LeCun dichiara di non essere preoccupato dalla possibilità che l’AI possa "wipe out humanity" e di avere "zero concerns" anche rispetto ai recenti incidenti con agenti AI.

(2) Dario Amodei, CEO di Anthropic, è nato a San Francisco nel 1983 (il padre era un artigiano italoamericano nato a Massa Marittima).

In precedenza aveva ricoperto ruoli di ricerca in OpenAI.

Nel 2021 ha cofondato Anthropic (azienda che ha sviluppato la famiglia di LLM "Claude") insieme alla sorella Daniela Amodei che ne è oggi presidente.

Anthropic si è presentata fin dall’inizio come un’azienda orientata alla costruzione di sistemi di AI più affidabili, interpretabili e controllabili.

(3) Luciano Floridi è "ohn K. Castle Professor in the Practice of Cognitive Science" presso l'Università di Yale e "founding director" del Digital Ethics Center.

È inoltre professore ordinario presso l’Università di Bologna, nel settore della sociologia dei processi culturali e comunicativi, e presiede la Fondazione Leonardo ETS.

(4) Gli Agenti AI sono sistemi di intelligenza artificiale progettati non soltanto per generare una risposta a una richiesta dell’utente, ma per perseguire autonomamente un obiettivo attraverso una sequenza di azioni.

A differenza di un chatbot tradizionale, che normalmente riceve un input e produce un output, un agente può essere dotato di strumenti che gli consentono, per esempio, di eseguire codice, consultare il web, leggere e modificare file, utilizzare applicazioni, interagire con altri sistemi o altri agenti e mantenere una memoria delle operazioni compiute.

Può quindi decidere quali passi compiere, eseguirli, valutarne il risultato e modificare la strategia in funzione dell'obiettivo assegnato.

Il termine, tuttavia, non implica necessariamente che il sistema possieda coscienza, intenzionalità o una propria volontà.

L'“autonomia” di un agente è generalmente un'autonomia funzionale: il sistema può scegliere tra diverse azioni disponibili senza che un essere umano debba indicargli ogni singolo passaggio.

Proprio questa capacità introduce problemi di sicurezza diversi da quelli di un semplice modello conversazionale. Quanto maggiore è l'autonomia, quanto più numerosi sono gli strumenti ai quali l'agente può accedere e quanto più lungo è l'orizzonte temporale delle sue azioni, tanto maggiore può essere lo spazio nel quale emergono comportamenti non previsti dai progettisti.

Per questo, nell'AI safety, un agente viene normalmente valutato non soltanto per ciò che sa fare, ma anche per quali strumenti può utilizzare, quali autorizzazioni possiede, quali vincoli ne limitano l'azione e quanto efficacemente le sue attività possono essere monitorate e interrotte.

(5) Hugging Face, azienda franco-americana fondata a New York nel 2016, è una piattaforma e comunità dedicata allo sviluppo, alla condivisione e alla distribuzione di modelli, dataset e applicazioni di intelligenza artificiale.

Nel luglio 2026 Hugging Face subì un’intrusione condotta da un sistema di agenti AI nel corso di una valutazione interna di cybersecurity di OpenAI.

Secondo la ricostruzione pubblicata da OpenAI, diversi modelli, operando con protezioni ridotte, riuscirono ad aggirare controlli destinati a isolarli da Internet, sfruttare vulnerabilità, comunicare attraverso canali non autorizzati e accedere a sistemi di terze parti.

Gli agenti riuscirono ad eseguire codice su decine di server di Hugging Face, ottennero accesso a livello root su uno di essi, acquisirono una quantità limitata di dati privati e ottennero credenziali relative a sistemi interni.

Anche modelli GPT-5.6 Sol riprodussero un exploit e copiarono alcuni dati privati di valutazione in un dataset pubblico. OpenAI ha precisato che i dati dei propri clienti e le funzionalità dei propri prodotti non furono compromessi.

Secondo un’analisi successiva di Hugging Face, l’intrusione fu condotta end-to-end da un sistema di agenti autonomi nell’ambito di una valutazione basata su ExploitGym.

Alcune ricostruzioni indipendenti hanno indicato in circa 700 agenti lo sciame coinvolto; tuttavia il dato va riferito alla ricostruzione dell’episodio e non deve essere interpretato come se 700 sistemi indipendenti avessero agito contemporaneamente con identiche capacità.

L’episodio è importante proprio perché non richiede di attribuire agli agenti una coscienza o una volontà ostile: mostra invece come sistemi molto capaci, collocati in ambienti con protezioni ridotte e dotati di obiettivi e strumenti, possano trovare strategie non previste dai progettisti.

Nel settembre 2026 NVIDIA ha inoltre annunciato un accordo definitivo per acquisire Hugging Face per circa 11,9 miliardi di dollari, più un programma di retention azionaria fino a circa 1 miliardo di dollari per i dipendenti; l’operazione, alla data di questo articolo, non era ancora perfezionata e risultava soggetta alle necessarie autorizzazioni regolatorie. Non si tratta quindi di un’acquisizione già conclusa.

(6) Con il termine sandbox si intende un ambiente informatico isolato nel quale un programma, un agente o un codice può essere eseguito in condizioni controllate, con accesso limitato alle risorse del sistema e separato, per quanto possibile, dall’ambiente esterno.

Viene utilizzato per impedire che eventuali errori, comportamenti imprevisti o attività malevole si propaghino al sistema reale.

Nel caso degli agenti di AI una sandbox dovrebbe quindi limitare, per esempio, l’accesso a file, rete, programmi e credenziali.

(7) Paperclip maximizer è un esperimento mentale associato a Nick Bostrom, nel quale si immagina un sistema di AI progettato con un unico obiettivo apparentemente innocuo: produrre il maggior numero possibile di graffette.

Qualora dotato di capacità ed autonomia sufficientemente elevate, il sistema potrebbe perseguire il proprio obiettivo in modo estremo, arrivando teoricamente a trasformare tutte le risorse disponibili, compresa la materia necessaria a sostenere la vita umana, in graffette.

L’esempio serve ad illustrare il problema dell’allineamento degli obiettivi: un sistema può perseguire fedelmente un fine definito dagli esseri umani e tuttavia produrre conseguenze catastrofiche se quel fine non incorpora adeguatamente i valori e gli interessi umani.

(8) Con "singolarità tecnologica" si indica un ipotetico momento futuro nel quale il progresso tecnologico, e in particolare quello dell’intelligenza artificiale, potrebbe accelerare fino a rendere imprevedibile l’evoluzione successiva della tecnologia e della società.

Nella versione più forte dello scenario, una AI capace di migliorare autonomamente le proprie capacità potrebbe innescare una “esplosione dell’intelligenza”, accelerando ulteriormente il proprio sviluppo e superando rapidamente le capacità umane.

Il concetto è speculativo e non indica un evento scientificamente accertato né una data prevista con consenso dalla comunità scientifica.

(9) Con "modelli open source" si indicano, in senso ampio, modelli di intelligenza artificiale il cui codice, i pesi o altri componenti siano resi pubblicamente disponibili secondo termini che ne consentano almeno alcune forme di studio, modifica o riutilizzo.

Nel campo dell’AI l’espressione è tuttavia usata spesso in modo più ampio e impreciso: la disponibilità dei pesi non implica che siano accessibili anche i dati di addestramento, il codice completo o tutti gli elementi necessari a ricostruire il processo di addestramento.

Per questo motivo open-weight può essere una definizione più precisa quando vengono resi disponibili soltanto, o principalmente, i pesi del modello.

(10) Effective Altruism (EA) è un movimento filosofico e sociale nato con l’obiettivo di individuare, attraverso ragionamento ed analisi delle evidenze, i modi più efficaci per ridurre la sofferenza e migliorare il benessere nel mondo.

Nell’ambito dell’AI una parte dell’EA si è concentrata sui rischi esistenziali derivanti dallo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale molto avanzati e sul problema del loro allineamento con gli interessi umani.

Il movimento ha avuto una notevole influenza nel dibattito sulla sicurezza delle AI, ma è anche oggetto di critiche, tra cui quella di privilegiare talvolta scenari futuri altamente speculativi rispetto a rischi sociali, economici e politici già oggi osservabili.

È tuttavia importante non identificare l’EA con l’intero campo dell’AI safety: la ricerca sulla sicurezza dell’AI comprende infatti anche problemi concreti come robustezza, interpretabilità, sicurezza informatica e affidabilità dei sistemi attuali.

(11) Con "Intelligenza artificiale generale" (o AGI, Artificial General Intelligence) si intende, in senso generale, un sistema di intelligenza artificiale ipotetico capace di svolgere un’ampia varietà di compiti cognitivi con un livello di flessibilità e generalità paragonabile, o superiore, a quello umano, anziché essere progettato per una singola funzione.

Non esiste una definizione scientifica universalmente condivisa di AGI, né un consenso sul fatto che gli attuali sistemi di AI possano già essere considerati tali.

(12) I world models sono modelli di AI progettati per costruire una rappresentazione interna, o modello, dell’ambiente nel quale operano, così da poter prevedere come esso potrebbe evolvere in risposta alle azioni.

L’idea è che un sistema non si limiti a riconoscere correlazioni nei dati, ma costruisca rappresentazioni utili a prevedere relazioni tra oggetti, eventi, azioni e conseguenze, utilizzabili anche per fare previsioni e pianificare.

Il concetto è centrale in alcune linee di ricerca sull’AI, ma non esiste un’unica architettura o definizione universalmente accettata di world model. Le ricerche di LeCun e quelle successive su architetture JEPA, così come sviluppi quali V-JEPA, rientrano in questa più ampia direzione di ricerca.



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