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martedì 7 luglio 2026

Chi possiede il diritto di "fare scienza"? Dietro la prima fotografia di un buco nero, scienza, colonialismo e potere.

 Jonas Enander nel suo libro "Affrontare l'infinito" racconta l'incontro con Jessica Dempsey avvenuto presso l'Istituto di Radioastronomia dei Paesi Bassi.

Il tema delle interviste raccolte nel libro è legato ai buchi neri; Jessica è stata contattata in quanto il suo istituto è membro di EHT, la collaborazione che ha prodotto la prima "fotografia" di un buco nero.

Durante i convenevoli l'attenzione di Jonas si indirizza verso un quadro appeso dietro la scrivania di Jessica: è la rappresentazione dell'ammasso delle Pleiadi dipinto da un artista aborigeno australiano.

Anche Jessica è di origine australiana, ed ha così modo di raccontare un episodio accaduto nell'aprile 2015 quando lavorava come astronoma presso il James Clerk Maxwell Telescope installato sul Manua Kea, la montagna hawaiana (il cui nome significa "monte bianco") sulla cui cima, a partire dagli anni Sessanta, sono stati costruiti numerosi osservatori astronomici (1) in virtù delle adatte condizioni atmosferiche che lì si trovano.

Una mattina fu svegliata dalla telefonata di suoi colleghi che si trovavano sulla cima e che non riuscivano a rientrare a valle a causa di un blocco stradale realizzato da attivisti locali (indigeni hawaiani) che contestavano l'avvio dei lavori per la realizzazione del nuovissimo Thirty Meter Telescope (TMT), progettato per operare di fianco a quelli già esistenti.

Gli indigeni "leggono" TMT come "Too Many Telescopes", e ritengono la presenza degli osservatori già presenti in vetta come uno scempio ambientale oltre che profanazione di una montagna sacra. (2)

Non si trattava di una protesta estemporanea che riguardava una minoranza poco istruita ("... i miei avi sono giunti su queste isole seguendo le stelle, l'astronomia è parte della nostra cultura ..." dichiarava Hawane Rios, famoso cantante locale), ma di una vera e propria rivendicazione di autorità da parte della comunità indigena conseguente oltre un secolo di politiche coloniali condotte dall'amministrazione USA che avevano cercato di cancellare la cultura locale e discriminare i residenti.

La decisione di intraprendere la nuova costruzione era stata presa dall'Università delle Hawaii - una struttura amminstrativa americana cui spetta per legge il rilascio delle concessioni - senza che la comunità locale fosse informata o consultata.

Jessica racconta di essersi improvvisamente sentita dalla pate sbagliata e resa conto di vivere una condizione di privilegio.

Gli astronomi, pur animati dalle migliori intenzioni, apparivano separati dalla realtà sociale delle comunità indigene caratterizzata da redditi bassi, minori opportunità educative e scarsa partecipazione alle decisioni riguardanti il territorio.

Decise così di organizzare diversi incontri tra "locali" ed "astronomi", per capire le ragioni della protesta e cercare una possibile soluzione concordata.

In uno di tali incontri un attivista le aveva fatto notare che gli astronomi ed il personale addetto erano lì da parecchi decenni e nulla avevano fatto per integrarsi: ai locali non era consentito salire sulla cima e visitare i telescopi, ed i loro figli non avrebbero mai trovato impiego presso tali strutture.

E' stato questo il punto che ha fatto di Jessica Dempsey un'attivista nel pretendere che l'etica fosse inclusa nella progettazione degli strumenti scientifici necessari a sondare il cosmo:

"... neppure l'astronomia è una scienza neutra: le nostre comunità scientifiche devono fare i conti col fatto che pur credendo di esserci liberati dei nostri pregiudizi e di agire per il bene dell'umanità, spesso siamo ancora strumento di repressione coloniale ..." - afferma nel corso dell'intervista.

"... per svolgere le proprie ricerche scientifiche in modo etico gli astronomi devono fare i conti con la loro stessa storia di colonizzatori ..."

Enander amplia poi il discorso ricordando altri episodi della storia dell'astronomia nei quali ricerca scientifica e colonialismo risultano strettamente intrecciati:

  • La prima importante conferma osservativa della Relatività Generale fornita dalle osservazioni condotte da Eddington sull'Isola Principe nel Golfo di Guinea, un'isola che era stata colonia portoghese sulla quale pochi decenni prima della visita dell'astronomo erano stati deportati 67.000 indigeni dell'Angola come schiavi nelle piantagioni di cacao. La schiavitù era stata abolita ma il territorio era in mano a pochi latifondisti portoghesi; quando Eddington necessitò di manodopera per trasportare l'attrezzatura in un terreno impervio, furono costretti a forza a dare (gratuitamente) la loro opera i lavoratori delle piantagioni.

  • Il caso di Subrahmanyan Chandrasekhar, fisico indiano che calcolò il limite di massa oltre il quale le nane bianche non possono esser stabili; fu pubblicamente demolito durante una riunione della Royal Astronomical Society da Arthur Eddington nel 1935 (e subì episodi di razzismo sia durante il viaggio che a Cambridge).

  • Il Greenland Telescope installato nel 2017 presso la base di Thule in Groenlandia, che fu costruita nel 1953 sulle rovine del villaggio di Dundas. Poco prima di distruggere Dundas, 26 famiglie inuit furono allontanate col preavviso di pochi giorni e sino ad oggi impossibilitate a tornarvi (nonostante una causa ancora aperta alla Corte Europea dei diritti dell'uomo).

  • Il centro spaziale di Esrange in Svezia, costruita dall'ESRO (Organizzazione Europea per la Ricerca nello Spazio) nel 1966 ed usata per il lancio di satelliti e di telescopi aerostatici (uno dei quali, XL-Calibur, osserva la radiazione X proveniente da Cygnus X-1); si trova in un territorio che è stato sottratto ai Sami, una popolazione che ha subito parecchie discriminazioni. E' da rilevare che la civilissma Svezia NON ha ratificato la convenzione ILO 169 sui diritti dei popoli indigeni e tribali. Quando la base aprì i battenti, venne chiamato a dirigerla non uno scienziato ma il generale francese Albert Le Bras, famoso per aver affrontato le proteste dei berberi nel Sahara: ma non era svedese! E pertanto fu subito sostituito con un direttore svedese. L'ultima contestazione dei Sami (per il potenziamento dei missili lanciati e conseguente rischio di ricaduta sui nuovi villaggi) è stata discussa in tribunale nel 2019.

  • Il James Webb Space Telescope, lanciato dalla base spaziale europea di Kourou nella Guyana Francese, sorvegliata da militari della lLegione Straniera.
 Nel 2017 ci fu una grande dimostrazione davanti alla base, indigeni che chiedevano un miglioramento delle condizioni socioeconomiche per la popolazione locale.

La conclusione dell'autore è che ancor oggi il retaggio coloniale permea le attività degli astronomi, ed il supporto militare necessario a mantenere questa "astronimia colonialista" non si limiti all'occupazione ed alla sorveglianza delle basi e dei telescopi, ma abbia importanti risvolti tecnologici e logistici.

L'elenco continua annotando come siano i militari USA a trasportare gli astronomi nelle basi al polo sud, come un'azienda coinvolta nelle forniture militari quale la Northrop Grumman, prime contractor nella costruzione del JWST così come la Lockheed-martin abbia costruito Hubble, come l'ottica adattivaa dei telescopi Keck sia stata sviluppata per satelliti spia.

"... il flusso di persone, cooscenze e tecnologie tra il mondo delle armi e quello degli astri potrebbe esser descritto come un complesso astronomico-militare,... una forma che presenta (anche) una componente nefasta per l'ambiente e le popolazioni indigene ..." - scrive ancora Enander - "... gli astronomi scrutando lo spazio ci permettono di capire meglio le nostre origini ed il nostro posto nell'universo ... ma tale conoscenza talvolta è raggiunta al prezzo di escludere altri esseri umani dal loro posto sulla Terra, quello delle origini ..."

Quando l'ETH fu sul punto di presentare la prima immagine di un buco nero, Jessica Dempsey e Geoff Bower appoggiarono la richiesta avanzata qualche tempo prima da John De Fries, imprenditore di etnia hawaiana, e cioè di dare ai nuovi corpi celesti scoperti nomi tratti dalla cultura locale: l'incarico di battezzare il buco nero M87* fu assegnato a Larry Kimuna, uno studioso noto come padre della rinascita della lingua hawaiana. (3)

Insieme ad un gruppo misto nel marzo 2019, Larry propose per il buco nero il nome di Pōwehi, un termine composto da "Po" che significa "l'adorna e oscura sorgente della creazione incessante" e Wehi il cui significato è "ornato d'onore".

Tale parola deriva dal racconto mitologico hawaiano della creazione Kumulipo che narra come tutto abbia avuto origine nell'oscurità: in tale racconto sono le tenebre poderose e senza fondo la sorgente di ogni vita, che quindi è scaturita dal mare. Da un corallo scaturiscono forme di vita più complesse sino a divenire esseri umani.

Le proteste per impedire la costruzione del TMT non si fermarono ed attualmente non è chiaro se si costruirà o meno.

Le concessioni sui terreni scadono nel 2033 e nei prossimi anni a decidere quali telescopi otterranno il rinnovo della concessione sarà un ente amministrativo composto anche di esponenti della comunità indigena.

La Dempsey non esclude che tra 20 anni non ci sarà più alcun telescopio in vetta al Manua Kea: ritiene che la prossima generazione di scienziati avrà una consapevolezza diversa e non si presterà più a progetti socialmente insostenibili.

Esempio di questa nuova sensibilità è la realizzazione dello Square Kilometer Array (SKA), una rete di radiotelescopi che verrà realizzata su terre che appartengono a popolazioni aborigene; per evitare gli errori commessi in passato gli astronomi cercano ora contatti diretti con le popolazioni locali, per guadagnarne il consenso PRIMA di avviare i lavori.


Il punto centrale del ragionamento di Enander non consiste nell'accusare gli astronomi di essere colonialisti, né tantomeno nel sostenere che la conoscenza scientifica sia falsa o culturalmente relativa.

La sua tesi è più sottile e riguarda non il contenuto della scienza, ma le condizioni della sua produzione.

Le equazioni della Relatività Generale restano vere indipendentemente dal luogo in cui vengono formulate, così come un buco nero possiede le stesse proprietà fisiche per ogni osservatore.

Ciò che non è neutrale è invece il percorso attraverso cui quella conoscenza viene costruita: decidere dove realizzare un osservatorio, quali territori utilizzare, chi finanzia un progetto, quali comunità vengono coinvolte e quali invece escluse sono scelte profondamente umane, storiche e politiche.

La fisica mantiene il proprio carattere universale; le istituzioni che producono la fisica appartengono invece alla storia e risentono inevitabilmente dei rapporti economici, sociali e culturali del loro tempo.

La riflessione di Enander apre però una questione ancora più ampia del solo caso di Mauna Kea: se la produzione della conoscenza scientifica può essere influenzata da fattori storici, politici e culturali, allora sorge spontanea una domanda di carattere generale: la scienza è davvero neutrale?

È importante chiarire che questa domanda non riguarda la validità delle leggi della natura: nessuno degli autori presi in esame mette in discussione il fatto che un buco nero o un'equazione della Relatività Generale abbiano le stesse proprietà indipendentemente dalla cultura o dal luogo in cui vengono studiati.

La questione riguarda piuttosto la pratica della scienza, cioè il modo in cui essa viene organizzata, finanziata, istituzionalizzata e inserita nella società.

Su questo tema esistono sensibilità differenti anche all'interno della comunità scientifica e della divulgazione: alcuni autori vedono la scienza come un'impresa essenzialmente universale, capace di correggere autonomamente le proprie distorsioni attraverso il metodo scientifico; altri pongono maggiore attenzione alle condizioni storiche e sociali entro cui essa viene prodotta; altri ancora ritengono che tali condizioni costituiscano un elemento imprescindibile per comprendere il ruolo stesso della ricerca nella società contemporanea.

Il confronto tra Carl Sagan, Stephen Hawking, Carlo Rovelli e Jonas Enander permette di cogliere con chiarezza queste differenti prospettive.

Pur condividendo una profonda fiducia nel valore della conoscenza scientifica, essi attribuiscono un peso molto diverso al rapporto tra scienza, storia, società e potere. Le loro posizioni non devono essere interpretate come alternative o incompatibili; possono piuttosto essere considerate come prospettive complementari, ciascuna delle quali illumina un diverso aspetto dell'impresa scientifica.

Nella visione di Carl Sagan la scienza rappresenta uno dei più grandi patrimoni culturali dell'umanità.

Essa costituisce il miglior strumento mai elaborato per distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, grazie al metodo sperimentale, alla verifica indipendente dei risultati e alla continua disponibilità a correggere i propri errori.

La scienza possiede quindi una vocazione profondamente universale: appartiene a tutti e non riconosce confini politici, religiosi o culturali.

Ciò non significa che Sagan consideri gli scienziati immuni dai limiti della natura umana.

Nel suo Il mondo infestato dai demoni ricorda più volte come la ricerca possa essere condizionata dall'ambizione personale, dagli interessi economici, dalle pressioni politiche e persino dalle esigenze militari.

La forza della scienza, ritiene, non risieda nei singoli ricercatori, bensì nel metodo scientifico che attraverso il controllo reciproco, la riproducibilità degli esperimenti ed il confronto continuo è in grado, nel lungo periodo, di correggere gli errori individuali.

Stephen Hawking rappresenta probabilmente la forma più rigorosa di realismo scientifico tra i quattro autori.

Nei suoi libri la dimensione sociale della ricerca rimane quasi completamente sullo sfondo: l'Universo è governato da leggi matematiche oggettive e compito della fisica consiste nello scoprirle e descriverle nel modo più accurato possibile.

L'attenzione è rivolta quasi esclusivamente al rapporto tra teoria e natura, mentre le condizioni storiche, economiche o coloniali della ricerca restano sostanzialmente fuori campo.

La validità della Relatività Generale o della Meccanica Quantistica, secondo questa prospettiva, non dipende in alcun modo dalla società che le ha formulate.

Carlo Rovelli occupa una posizione intermedia: da un lato condivide con Hawking l'idea che la fisica descriva aspetti reali del mondo, dall'altro insiste sul carattere storico, dinamico e relazionale della conoscenza scientifica.

Ne L'ordine del tempo, Helgoland e in numerosi saggi filosofici ricorda come ogni teoria nasca all'interno di una determinata comunità scientifica, attraverso uno specifico linguaggio e in una precisa epoca storica.

La conoscenza non è mai completamente separata dal contesto in cui viene prodotta ma è il risultato di una rete di relazioni tra osservatori, strumenti, idee e tradizioni culturali; pur riconoscendo questa dimensione storica della scienza, non sviluppa una vera critica postcoloniale delle istituzioni scientifiche, rimanendo il suo interesse prevalentemente epistemologico e filosofico.

Jonas Enander compie un ulteriore passo: non si limita ad osservare che la conoscenza è storicamente situata, ma si interroga su chi possa produrla, dove essa venga prodotta e attraverso quali rapporti di forza.

Per questo introduce nella divulgazione astronomica categorie generalmente appartenenti alla sociologia della scienza e agli studi postcoloniali, spostando l'attenzione dalle teorie scientifiche alle infrastrutture che rendono possibile la loro elaborazione.

La neutralità della fisica non viene messa in discussione; ciò che viene problematizzato è la neutralità dell'istituzione scientifica e delle strutture economiche, politiche e culturali entro cui essa opera.

Si potrebbe allora affermare che questi quattro autori osservino la scienza da prospettive concentriche, ciascuna delle quali amplia il campo della precedente:

  • Hawking guarda anzitutto l'Universo, concentrandosi sull'oggettività delle sue leggi fondamentali;

  • Sagan amplia lo sguardo e osserva l'umanità che cerca di comprendere l'Universo, mettendo in evidenza il valore civile del metodo scientifico e della cooperazione internazionale;

  • Rovelli aggiunge una riflessione sul modo in cui la conoscenza viene costruita, insistendo sul carattere storico, relazionale e sempre provvisorio delle teorie scientifiche;

  • Jonas Enander estende ulteriormente l'analisi interrogandosi sulle condizioni materiali, istituzionali e politiche che rendono possibile quella stessa conoscenza, chiedendosi chi possa produrla, attraverso quali infrastrutture e con quali rapporti di potere.

Lungi dall'escludersi a vicenda, queste prospettive possono essere considerate complementari: Hawking ricorda l'oggettività delle leggi della natura, Sagan difende il metodo scientifico come patrimonio universale dell'umanità, Rovelli evidenzia il carattere storico e relazionale della conoscenza ed Enander richiama infine l'attenzione sulle condizioni sociali e politiche che rendono possibile la ricerca scientifica.

La distinzione tra l'universalità delle leggi fisiche e storicità delle istituzioni che producono la conoscenza rappresenta il contributo più originale della riflessione di Enander ed il punto di partenza di un dibattito destinato ad assumere un'importanza sempre maggiore nella filosofia della scienza del XXI secolo.

 

Note:

(1) In totale vi si trovano 13 telescopi, compreso il Keck grazie al quale Andrea Ghez e colleghi hanno potuto seguire i movimenti delle stelle intorno a Sagittarius A*.

(2) L'altissimo vulcano è pure conosciuto col nome di Manua a Wakea - monte sacro a Wakea - una divinità maschile del panteon hawaiano che nella tradizione locale insieme a Papahanaumoku, divinità della Terra, avrebbe creato le isole Hawai. In passato l'ascesa alla vetta era consentita soltanto ai massimi capi religiosi in quanto sede di Poli'ahu, il dio della neve.

(3) Il censimento del 2015 registrò come solo 2000 persone fossero parlanti madrelingua hawaiana.



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